Canale Mar Bianco-Mar Baltico
Mappa del canale
Il canale Mar Bianco-Mar Baltico (in russo: Беломорско-Балтийский канал? Belomorsko-Baltiyskiy kanal, BBK), inaugurato il 2 agosto 1933, è un canale artificiale che unisce il Mar Bianco, nei pressi di Belomorsk, col mar Baltico, nei pressi di San Pietroburgo. Il nome originario era Belomorsko-Baltiyskiy kanal imeni Stalina, "canale Mar Bianco-Mar Baltico intitolato a Stalin" (o "canale Stalin"), ma oggi è conosciuto come Belomorkanal. Fu il primo grande progetto costruito con la forza lavoro dei detenuti dei Gulag.
Indice
1 Geografia
2 Storia
3 Note
4 Bibliografia
5 Altri progetti
6 Collegamenti esterni
Geografia |
Il canale è lungo circa 227 km e scorre lungo una serie di fiumi, come il Neva e lo Svir', attraversando il lago Onega ed il Vygozero e costeggiando il lago Ladoga. La sua attuale utilità economica è limitata dalla profondità (circa 4 metri) che proibisce il passaggio a molti tipi di imbarcazioni.
Storia |
I sovietici presentarono il canale come un esempio del successo del primo Piano Quinquennale. L'intero canale venne costruito in circa 20 mesi, tra il 1931 ed il 1933, quasi esclusivamente con il lavoro manuale e completato con 4 mesi di anticipo sulla data prevista.
Nell'ipotetico atto di "riabilitare" i criminali attraverso il "lavoro correttivo", le condizioni lavorative nel Campo BBK furono brutali. Data la totale assenza di gru e di qualsiasi altro genere di macchinario moderno, gli ingegneri, anch'essi detenuti nei gulag, furono costretti a ricorrere a macchine primitive quasi completamente di legno, costruite sul posto. Molte strutture del canale vennero realizzate mediante metodi spartani, data l'impossibilità di utilizzare cemento o ferro: si pensi alle dighe di terra o agli scaricatioi e alle chiuse di legno.[1]
Alla luce degli scarsi finanziamenti stanziati per la costruzione del canale e della sua ridotta utilità economica, è stata avanzata l'ipotesi che il reale scopo di questa grande opera fosse l'assorbimento della manodopera dei prigionieri, generata dalla dekulakizzazione. A tale motivazione si aggiungerebbero, chiaramente, gli scopi propagandistici.[1]
Il BBLAG, la direzione del Campo BBK, curò la costruzione, fornendo una forza lavoro stimata in 150.000 prigionieri. Fonti critiche mettono in luce l'assurdità di tale numero, proponendo una stima di 250.000 decessi sui cantieri.[1] Preparando con attenzione una visita al Belomorkanal, nell'agosto del 1933, furono nascoste le peggiori delle brutalità ad un gruppo di scrittori ed artisti russi, tra i quali Maksim Gorkij, Aleksej Nikolaevič Tolstoj, Viktor Borisovič Šklovskij, Mikhail Zoshchenko, i quali scrissero poi un'opera per lodare il progetto (Il Canale Stalin mar Bianco-Baltico, Edizioni dello Stato, 1934, Mosca).[1]
Il canale venne commemorato dalla marca di sigarette russe Belomorkanal.
Note |
^ abcd Aleksandr Isaevič Solženicyn, Parte terza - Lavoro di sterminio - L'Arcipelago metastatizza, in Arcipelago Gulag, 1973.
Bibliografia |
Paul R. Gregory, Valery Lazarev e V. V. Lazarev, Economics of Forced Labor: The Soviet Gulag, Hoover Institute Press, ottobre 2003, 356 pagine, ISBN 0-8179-3942-3
Testimonianze di forzati
- 1939 - Ivan Solonevic, Fra i deportati dell'U.R.S.S., ed. Fratelli Bocca
- 1939 - Ivan Solonevic, La fuga dal paradiso sovietico, ed. Fratelli Bocca
Altri progetti |
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Collegamenti esterni |
- Belomorkanal, su iisg.nl.
- Photos and some info from Open Society Archives, su osaarchivum.org. URL consultato il 16 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 27 agosto 2011).
- capitoli dal testo Economics of Forced Labor: The Soviet Gulag, su hoover.org.
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